Delayed ejaculation and associated complaints: relationship to ejaculation times and serum testosterone levels

Morgentaler A, Polzer P, Althof S, Bolyakov A, Donatucci C, Ni X, Patel AB, Basaria S.
J Sex Med. 2017 Sep;14(9):1116-1124.

 


RIASSUNTO

Background: Although delayed ejaculation (DE) is typically characterized as a persistently longer than anticipated or desired time to ejaculation (or orgasm) during sexual activity, a timing-based definition of DE and its association with serum testosterone has not been established in a large cohort.
Aim: To examine in an observational study estimated intravaginal ejaculatory latency time (IELT) and masturbatory ejaculation latency time (MELT) in men self-reporting DE, assess the association of IELT and MELT with serum testosterone levels, and determine whether correlation with demographic and sexual parameters exist.
Methods: Men who resided in the United States, Canada, and Mexico were enrolled from 2011 to 2013. Self-estimated IELT and MELT were captured using an Ejaculatory Function Screening Questionnaire in a sample of 988 men screened for possible inclusion in a randomized clinical trial assessing testosterone replacement therapy for ejaculatory dysfunction (EjD) and who self-reported the presence or absence of DE and symptoms of hypogonadism. Additional comorbid EjDs (ie, anejaculation, perceived decrease in ejaculate volume, and decreased force of ejaculation) were recorded. Men with premature ejaculation were excluded from this analysis. IELT and MELT were compared between men self-reporting DE and men without DE. The associations of IELT and MELT with serum testosterone were measured.
Outcomes: IELT, MELT, and total testosterone levels.
Results: Sixty-two percent of screened men self-reported DE with or without comorbid EjDs; 38% did not report DE but did report at least one of the other EjDs. Estimated median IELTs were 20.0 minutes for DE vs 15 minutes for no DE (P < .001). Estimated median MELTs were 15.0 minutes for DE vs 8.0 minutes for no DE (P < .001). Ejaculation time was not associated with serum testosterone levels. Younger men and those with less severe erectile dysfunction had longer IELTs and MELTs.
Clinical implications: Estimated ejaculation times during vaginal intercourse and/or masturbation were not associated with serum testosterone levels in this study; thus, routine androgen evaluation is not indicated in these men.
Strenghts and limitations: This large systematic analysis attempted to objectively assess the ejaculation latency in men with self-reported DE. Limitations were that ejaculation time estimates were self-reported and were queried only once; the questionnaire did not distinguish between failure to achieve orgasm and ejaculation; and assessment of DE was limited to heterosexual vaginal intercourse and masturbation.
Conclusions: IELT and MELT were longer in men with DE, and there was no association of ejaculation times with serum testosterone levels in this study population.

COMMENTO

Fra i disturbi sessuali del genere maschile, l’eiaculazione precoce è senza dubbio il riscontro dotato della maggior prevalenza, mentre la disfunzione erettile è forse quella avvertita con maggior gravità dai pazienti. Tuttavia, il ritardo eiaculatorio, all’estremo opposto dello spettro rispetto all’eiaculazione precoce, rappresenta un riscontro frequente nell’ambito delle visite specialistiche andrologiche. Difatti, questo disturbo può sfociare in significativo stress nell’ambito della coppia, soprattutto quando il ritardo può essere tale da impedire il raggiungimento dell’orgasmo durante il rapporto.
Lo studio di Morgentaler e colleghi investiga la possibile relazione fra parametri demografici, sessuali ed ormonali con l’eiaculazione ritardata. Gli autori hanno esaminato una popolazione di 988 soggetti con anamnesi di disturbi eiaculatori (esclusa l’eiaculazione precoce), sottoponendo loro due questionari validati: l’International Index of Erectile Function (IIEF) e il Male Sexual Health Questionaire to Assess Ejaculatory Dysfunction. A tutti i soggetti è stato inoltre richiesto di compilare un terzo questionario, chiamato Ejaculatory Dysfunction Screening Questionaire, e di fornire un campione di sangue per il dosaggio della testosteronemia. Vale la pena sottolineare che la popolazione da cui è stato estratto il campione includeva solo soggetti con valori di testosterone superiori a 300 ng/dl, candidati ad arruolamento in un trial sperimentale per la somministrazione di testosterone nei disturbi eiaculatori.
I soggetti partecipanti allo studio sono stati divisi in due popolazioni, in base al riferito riscontro di eiaculazione ritardata: 612 soggetti hanno riferito di soffrire di tale disturbo, a fronte di 376 soggetti affetti da altri disturbi eiaculatori, ma con tempi più fisiologici. Lo studio ha evidenziato come entrambe le misurazioni per i tempi eiaculatori – lo IELT per i rapporti con partner e il MELT per la masturbazione – siano risultati affidabili nell’indicare le due popolazioni: sebbene questo risultato possa non sembrare particolarmente sorprendente, come riconoscono gli autori, è importante evidenziare come in realtà la percezione di eiaculazione ritardata da parte dei soggetti sia dipendente dalle esperienze soggettive, e come quindi le due misure siano utili a confermare i “sospetti”. Difatti, sono emerse differenze significative fra le due sottopopolazioni, ad indicare che la percezione di un disturbo eiaculatorio è decisamente associata a un riscontro clinico. Sia il MELT che lo IELT sono risultati inversamente proporzionali all’età, a suggerire una riduzione del tempo eiaculatorio con l’invecchiamento, ed entrambe le misure sono risultate significativamente maggiori nei soggetti afro-americani. Questo riscontro viene attribuito dagli autori ad un possibile effetto di fattori genetici non meglio definiti, meritevoli di ulteriore approfondimento.
I soggetti con eiaculazione ritardata presentavano in anamnesi una maggior frequenza di rapporti sessuali, in termini di mediana, rispetto ai soggetti “sani”; inoltre, nei soggetti privi di eiaculazione ritardata, la frequenza di attività masturbatoria risultava ridotta in misura meno evidente rispetto ai soggetti affetti da ritardo eiaculatorio. Le concentrazioni di testosterone sono risultate maggiori nei soggetti con eiaculazione ritardata, sebbene non siano emerse associazioni significative fra tempo eiaculatorio e concentrazioni di testosterone nell’analisi di regressione lineare.
In conclusione, i soggetti con eiaculazione ritardata sono risultati essere più frequentemente giovani e più attivi sessualmente, e il ruolo del testosterone nel determinare i tempi di risposta eiaculatoria sembra essere non propriamente definito.
Tuttavia, la scelta di escludere soggetti con testosterone al di sotto di 300 ng/dl rappresenta un chiaro limite a questo studio, dal momento che rende meno preciso lo studio della correlazione fra testosteronemia e tempi di latenza eiaculatoria; inoltre, il confronto con una popolazione di soggetti affetti da altri disturbi eiaculatori – quali la percezione di una minor emissione di liquido seminale, o semplicemente una riduzione nell’intensità del gettito – rende meno verosimile il confronto rispetto ad una popolazione “sana”. È difficile presumere che i dati emersi da questo studio siano universalmente validi, e allo stesso tempo è importante ricordare che le possibili differenze genetiche, come quelle emerse nel gruppo degli afro-americani, possono rendere completamente travisabili le conclusioni

 
Prof. Francesco Romanelli, Dott. Andrea Sansone
Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sezione di Fisiopatologia Medica, Scienza dell'Alimentazione ed Endocrinologia
Sapienza – Università di Roma
Viale Regina Elena 324, 00161 Roma
email: francesco.romanelli@uniroma1.it

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