La gestione clinica dei maschi 46XX

Andrea Sansone, Francesco Pallotti, Francesco Lombardo

Dipartimento di Medicina Sperimentale , Università di Roma Sapienza

Il riscontro di un cariotipo 46,XX in un soggetto fenotipicamente maschile è una condizione rara, con prevalenza stimata intorno a 1:20000, che frequentemente può essere riscontrata dallo specialista endocrinologo-andrologo chiamato a definire le cause dell’infertilità del paziente . La diagnosi è molto spesso tardiva: i soggetti affetti presentano difatti genitali esterni maschili alla nascita, raramente ambigui (<20% dei casi), e solo durante lo sviluppo il riscontro di severa ipotrofia testicolare bilaterale consente di ipotizzare un disturbo dello sviluppo sessuale.

Inquadramento diagnostico e clinico dei maschi 46,XX
Il 90% dei soggetti “46,XX male” presenta materiale genetico proveniente dal cromosoma Y, fra cui il gene SRY, abitualmente posizionato sulla porzione terminale del cromosoma X paterno. Per il rimanente 10% dei casi, sono stati ipotizzati una mutazione in geni ancora ignoti, capaci di innescare lo sviluppo testicolare, o la presenza di mosaicismi.
La diagnosi è spesso posta nell’ambito dell’inquadramento delle forme di infertilità maschile: nel quadro clinico degli uomini 46,XX l’azoospermia è difatti sempre presente. A confronto con altri soggetti ipogonadici, come quelli affetti da Sindrome di Klinefelter, gli uomini 46,XX presentano inferiore statura e simili parametri ormonali. Maggiore prevalenza di ginecomastia e ritenzione testicolare è stata descritta negli uomini 46,XX, ed in particolare nei soggetti privi di SRY.

Gestione terapeutica dei maschi 46,XX
La gestione clinica mira ad intervenire sulle manifestazioni, migliorando la qualità di vita dei pazienti e prevenendo, ove possibile, le comorbidità.
Nei casi di ipogonadismo franco, è opportuno impostare una terapia sostitutiva con androgeni al fine di normalizzare la testosteronemia: la terapia può essere ritardata qualora una diagnosi precoce abbia fornito una finestra temporale adeguata alla somministrazione di ormone della crescita. Nei soggetti trattati con androgeni, è necessario prestare la massima attenzione ai correlati clinici e biochimici della terapia, in particolare monitorando le dimensioni della prostata, l’ematocrito e il PSA per i noti effetti collaterali della terapia. Inoltre, sebbene il testosterone possa contribuire al recupero della densità minerale ossea negli ipogonadici, la terapia di scelta per l’osteopenia e l’osteoporosi segue i tradizionali schemi di trattamento. La somministrazione di androgeni può anche facilitare la remissione della ginecomastia; tuttavia, in assenza di miglioramenti, è possibile far ricorso a terapie mediche (modulatori selettivi del recettore degli estrogeni quali il tamoxifene) o alla chirurgia al fine di facilitare la riduzione del turgore mammario.
La valutazione psicologica riveste ovviamente un ruolo fondamentale nella gestione clinica del paziente. La diagnosi, se effettuata in pubertà, può risultare fortemente destabilizzante per il soggetto affetto; allo stesso modo, le eventuali ambiguità dei genitali o la ginecomastia possono essere forte causa di imbarazzo durante lo sviluppo. La consulenza psicologica può rivestire un ruolo fondamentale nell’ottenimento di una buona qualità di vita.

Tabella 1
 

 

Riferimenti Bibliografici

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