Prevenzione e Trattamento della Ipocalcemia precoce e tardiva dopo Tiroidectomia

1Unità di Chirurgia Endocrina, 2SOD Chirurgia Generale e Endocrina
Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi - Firenze
Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale Università di Firenze
Corrispondenza: Giuliano Perigli 055/7947566 giuliano.perigli@unifi.it

Introduzione. Gran parte delle circa 40000 tiroidectomie annuali in Italia prevede un ricovero di una sola notte con grado di efficacia ed efficienza elevate, consentito dalla percentuale modesta di complicanze, dal dolore post operatorio contenuto e dal rapido recupero dei pazienti(1,2). A fronte di indubbi vantaggi socio-economici e sulla qualità di vita del paziente, la maggiore riserva riguarda la difficoltà di prevedere e trattare le eventuali complicanze tardive. Le tre complicanze maggiori post-tiroidectomia possono alterare in modo severo le condizioni del paziente fino a metterne a rischio la sopravvivenza (Tabella 1)
La complicanza ipocalcemica .Appare la meno drammatica ma risulta la più insidiosa potendo manifestarsi in forma lieve-asintomatica o severa-sintomaticae richiede l’impegno dei sanitari ospedalieri, del medico di medicina generale, dell’ endocrinologo e dei familiari. E’ definita da valori calcemici< 8 mg/dl rapportati alla protide mia ed è riconducibile a danno vascolare, asportazione accidentale o inevitabile di più ghiandole essendo ampia la riserva funzionale paratiroidea. I livelli di PTH (ormone paratiroideo) ematico sono spesso significativament eridotti.La forma transitoria tende alla rapida normalizzazione, senza o con supporto calciovitaminico, entro sei mesi ed eccezionalmente entro un anno.
Oltre questo limite si tratta di ipocalcemia definitiva o più propriamente di ipoparatiroidismo.Oltre che alla esperienza del chirurgo è correlabile ad altri fattori quali natura, stato funzionale,volume,sede cervicomediastinica della tireopatia ed eventuale linfectomia.
Insorgenza ed espressione clinica. Può insorgere da poche a 72 ore dall’intervento, talora al domicilio del paziente, non più protetto. La sintomatologia, se presente, non sempre è proporzionale ai valori calcemici, è differente da paziente a paziente e spazia da fugaci acroparestesie a quadri di emergenza con cardioaritmie e sintomi tetaniformi. In pratica, però, l’ipocalcemia precoce e l’ipocalcemia tardiva asintomatica non risultano preoccupanti: la prima, manifestandosi durante la degenza, è diagnosticata e trattata appropriatamente; la seconda, generalmente lieve,non richiede alcuna terapia risolvendosi spontaneamente. Quindi la sicurezza del ricovero breve può essere inficiata solo dalla forma tardiva sintomatica.
Prevalenza ed incidenza. E’ la complicanza più comune nella chirurgia tiroidea ma non esistono dati certi di incidenza e prevalenza. Le percentuali variano dall’ 1,6% al 50%(3) rivelando disomogeneità nella definizione e nella compilazione delle casistiche, per inclusione o meno delle forme asintomatiche. Per la più severa ipocalcemia definitiva, le differenze variano molto fra centri chirurgici dedicati, centri generici e indagini epidemiologiche generali comprensive dei pazienti sfuggiti ai controlli specialistici. I valori più attendibili si attestano al di sotto del 2%(3-6)e ancora più favorevolmente nella nostra esperienza (Tabella 2) .
Prevenzione. Prevede tre fasi: la prima che definisca natura, topografia e stato funzionale della tireopatia, incidendo di più la complicanza in caso di recidiva, neoplasia, distopia iperfunzione; la seconda intraoperatoria con adozione dei principi basilari della buona pratica chirurgica e di quelli specifici per la tiroidectomia (identificare e preservare ben vascolarizzate tutte le paratiroidi con l’adipe perighiandolare; evitare l’effrazione capsulare; verificarne la presenza eventuale nella tiroide asportata; frammentarle e impiantarle nel muscolo sternocleidomastoideo se ischemiche o asportate accidentalmente; incisione capsulare decompressiva per congestione venosa o infarcimento emorragico); infine una fase postoperatoria rivolta a prevedere e prevenire l’insorgenza dell’ipocalcemia. Indispensabile dunque la sorveglianza clinica e un monitoraggio della calcemia e se possibile del PTH. Pur non disponendo ancora di un protocollo metodologico infallibile, il valore postoperatorio del PTH è ritenuto più attendibile per la diretta correlazione alla funzione paratiroidea e perché poco o per niente influenzato, come invece la calcemia, dai fenomeni compensatori. Nella nostra esperienza di quasi 3000 interventi in regime di ricovero breve la predittività del rischio di ipocalcemia sintomatica è ritenuta essenziale per una dimissione sicura.
L’analisi preliminare di uno studio su 800 tiroidectomie indicherebbe il confronto fra i valori di calcio e PTH preoperatori con quelli rilevati fra le 12 e le 18 ore postoperatorie come il metodo predittivo più affidabile, basandosi sulla differenza fra i valori pre e postoperatori dei due analiti piuttosto che sui loro valori assoluti. Un dosaggio a fine intervento o nelle primissime ore, suggerito da alcuni autori, non sembrerebbe più predittivo per il possibile stupore funzionale delle paratiroidi (dati non ancora pubblicati).
Trattamento. Le manifestazioni assai variabili dell’ipocalcemia post tiroidectomia, precoci o differite, lievi o severe, sintomatiche o asintomatiche, temporanee o definitive, impongono trattamenti differenziati. La terapia più condivisa dell’ipocalcemia sintomatica severa, preceduta dal dosaggio di riferimento della calcemia e proteinemia, prevede l’infusione in 20 minuti di 20 ml di calcio gluconato al 10% (2 g) in 250 ml di soluzione glucosata al 5% o soluzione fisiologica. Se la sintomatologia ed i controlli calcemicientro 4-6 oredenunciano una mancata correzione e valori inferiori a 7 mg/dl, è consigliabile procedere alla infusione continua di 100 ml calcio gluconato al 10% in 900 cc di soluzione glucosata al 5% alla dose di 0,5-2mg/kg /h, con le dovute cautele in pazienti cardiopatici o trattati con farmaci interferenti.
Una persistente refrattarietà alla normalizzazione farà sospettare una concomitante ipomagnesemia. A quella endovenosa deve seguire la somministrazione orale di 3-6 g/24h di calcio carbonato, frazionata in almeno tre volte, aggiungendo o meno calcitriolo 0,50-1,5 mcg/24h secondo la severità dell’ipocalcemia e dei sintomi; dosaggi e somministrazioni saranno progressivamente ridotti in base ai controlli calcemici successivi (Fig.1).L’ipocalcemia asintomatica con valori non inferiori a 7 -7,5 mg/dl può consentire la dimissione precoce del paziente con prescrizione orale di calcio ed eventualmente calcitriolo sempre corredata da un recapito telefonico di riferimento e da dettagliate istruzioni per la precoce autodiagnosi di un eventuale aggravamento. La profilassi calcica sistematica pre e postoperatoria suggerita per facilitare una più rapida dimissione non appare altrettanto razionale: risulta superflua nella maggioranza dei pazienti, comporta inutili ripetuti controlli ematici, può ritardare la spontanea ripresa funzionale delle paratiroidi ecausare episodi pur rarissimi di ipercalcemia. Nel trattamento dell’ipoparatiroidismo definitivo non sono molte le novità terapeutiche realmente applicabili. E’ prevista la somministrazione orale di calcio carbonato/citrato, dei metaboliti attivi della vitamina D come il calcitrioloe diuretici tiazidici per ridurre l’escrezione urinaria di calcio.
Negli ultimi anni sono state introdotte molecole di PTH ricombinante. La molecola parziale 1-34, già utilizzata nel trattamento dell’osteoporosi, fornisce risultati apprezzabili solo con somministrazione parenterale ripetuta o con pompa da infusione continua. La forma intatta 1-84, somministrata una volta al giorno per via sottocutanea, è stata la prima approvata dalla FDA nel gennaio 2015 per la terapia dell’ ipoparatiroidismo non controllabile dalla terapia convenzionale. Non sono disponibili, al momento attuale, dati su effetti avversi a lungo termine ,in particolare riguardo al rischio di osteosarcoma. L’impiego di queste nuove formulazioni risulta ancora non applicabile su larga scala.(7)

 

Tabella.1 : Complicanze severe post tiroidectomia

Articolo 44 Tabella1

Tabella 2: Complicanze maggiori post- tiroidectomia in ricovero breve
(Unità di Chirurgia Endocrina, AOU Careggi, Firenze; casistica 2002-2015)

Articolo 44 Tabella2

Figura 1: Prevenzione e trattamento dell’ipocalcemia post tiroidectomia
(Unità Chirurgia Endocrina AUO Carreggi Firenze)

Articolo 44 Figura1

 

Riferimenti Bibliografici
 

  1. Vrabec S, Oltmann SC, Clark N, Chen H, Sippel R S. (2013) A short-stay unit for thyroidectomy patients increases discharge efficiency. J Surg Res184(1), 204–8.
  2.  Perigli G, Cortesini C, Qirici E, Boni D,Cianchi F .(2008) Clinical benefits of minimally invasive techniques in thyroid surgery World J Surg 32: 45-50;
  3. Rosato L, Avenia N, Bernante P, De Palma M, Gulino G, NasiPG,et al.(2004) Complications of thyroid surgery: analysis of a multicentric study on 14,934 patients operated on in Italy over 5 years. World J Surg. 28:271-6.
  4.  Puzziello A, Rosato L, Innaro N, Orlando G, Avenia N, Perigli G, Calò PG, De Palma M.(2014) Hypocalcemiafollowingthyroidsurgery:incidence and riskfactors. A longitudinalmulticenterstudycomprising 2631 patients. Endocrine. 47:537-42.
  5.  Cipriani C, Pepe J, Biamonte F, Manai R, Biondi P, Nieddu L, Cianferotti L, Brandi ML, Minisola S.(2017) The Epidemiology of Hypoparathyroidism in Italy: An 8-Year Register-Based Study. CalcifTissueInt 3: 278-285.
  6.  Powers J, Joy K, Ruscio A, Lagast H. (2013) Prevalence and incidence 387 of hypoparathyroidism in the United States using a large claims database. J Bone Miner Res, 12: 2570-6.
  7.  Brandi ML, Bilezikian JP, Shoback D, Bouillon R, Clarke BL, Thakker RV, Khan AA, Potts JT Jr.(2016) Management of Hypoparathyroidism: Summary Statement and Guidelines. J ClinEndocrinolMetab 6: 2273-83.

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