Functional significance of men's testosterone reactivity to social stimuli

Zilioli S, Bird BM.
Front Neuroendocrinol. 2017 Jul 1. [Epub ahead of print]

 


RIASSUNTO

Rapid testosterone fluctuations in response to social stimuli are observed across a wide range of species, and the highly conserved nature of these fluctuations suggests an adaptive function. This paper reviews the current literature on testosterone reactivity, primarily in human males, and illustrates how life-history theory provides an adequate theoretical framework to interpret findings. The review is structured around supporting evidence suggesting that situations implicated in mating effort either directly (e.g., interactions with a mate) or indirectly (e.g., intrasexual competition) are generally associated with a brief elevation of testosterone, while situations implicated in parenting effort (e.g., nurturant interactions with offspring) are generally associated with a decline in testosterone. Further, we discuss how these fluctuations in testosterone can serve to modulate future behaviors in these same domains, in addition to identified moderators of effects. A conceptual model provides links between supported findings, and hypothesized pathways requiring future testing.

COMMENTO

I meccanismi di azione del testosterone rispondono ai principi elementari della chimica organica: in considerazione della sua struttura lipofila, il testosterone attraversa la membrana cellulare e si lega a specifici recettori intracellulari, stimolando la sintesi proteica. Questi meccanismi sono tuttavia relativamente lenti: il picco secretivo del testosterone difatti è circa 10 minuti in ritardo rispetto a quello di LH, e i meccanismi biologici necessari alla sintesi proteica richiedono un tempo medio di circa 30 minuti. A questi meccanismi “lenti”, genomici, si associano dei meccanismi più rapidi, non genomici, che richiedono pochi minuti o persino solamente alcuni secondi. Questi meccanismi non richiedono l’internalizzazione della molecola di testosterone, e consentono pertanto una risposta più rapida, atta ad intervenire con rapidità nei casi in cui emerga una necessità adattativa. Alle differenze in merito alla concentrazione basale di testosterone, tema di innumerevoli ricerche cliniche in ambito andrologico, potrebbe essere sensato affiancare lo studio delle differenze individuali in termini di “adattatività”.
Gli autori dello studio in oggetto hanno eseguito una accurata analisi della letteratura al fine di identificare i principali ambiti in cui possono aver luogo le risposte adattative della testosteronemia: fattori situazionali, motivazionali e psicologici sono chiamati in causa come possibili determinanti di queste rapide fluttuazioni.
Il meccanismo del vincitore e del perdente (“Winner-Loser effect”) consiste nelle due diverse risposte ormonali conseguenti ad una competizione: nel vincitore si riscontra un aumento della testosteronemia, mentre una risposta diametralmente opposta si osserva nello sconfitto. Sebbene i primi studi in tal senso siano stati condotti in ambito sportivo, analoghi riscontri sono stati osservati anche in contesti sociali diversi, quale ad es. il luogo di lavoro. Un rinforzo positivo allo stimolo ormonale è dato da fattori psicologici e motivazionali: “giocare in casa”, vincere di larga misura o non per effetto del caso, come anche alcuni tratti di personalità, rappresentano possibili modulatori della risposta ormonale. Le conseguenze biologiche di un aumento della testosteronemia consistono in una “spinta” nei confronti di futuri ostacoli, mentre la riduzione della concentrazione di testosterone agisce in senso opposto, riducendo lo stimolo ad esporsi a un nuovo fallimento.
Il testosterone aumenta anche in seguito ad incontro con potenziali partner, verosimilmente al fine di stimolare un comportamento finalizzato al conseguimento di un rapporto sessuale: numerosi fattori psicologici e relazionali intervengono nel modulare questa risposta, come ad esempio il desiderio di genitorialità e le precedenti esperienze sessuali (rispettivamente inibenti e stimolanti l’aumento della testosteronemia). Anche i contatti con la prole influiscono sulla sfera ormonale: ad esempio, avvertire il pianto di un neonato è associato ad un aumento della produzione ormonale, mentre un calo della testosteronemia è stato osservato negli uomini che riuscivano a tranquillizzare il bimbo.
I meccanismi adattativi rappresentano un interessante fenomeno da un punto di vista evoluzionistico, le cui motivazioni sono attualmente note solo in parte. La modulazione della testosteronemia si traduce in una serie di risposte altamente variabili: in parte, come già accennato, un più elevato livello di testosterone comporta una maggiore propensione all’accoppiamento, ma allo stesso tempo sono stati riscontrati miglioramenti inerenti alla sfera dell’apprendimento.
Apparentemente, un calo della testosteronemia è associato ad un maggiore senso di genitorialità, mentre un aumento contribuisce a favorire l’accoppiamento (o quantomeno la sua ricerca): tuttavia la risposta a queste fluttuazioni ormonali è chiaramente individuale, influenzata da fattori psicologici, motivazionali e relazionali.

 
Prof. Francesco Romanelli, Dott. Andrea Sansone
Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sezione di Fisiopatologia Medica, Scienza dell'Alimentazione ed Endocrinologia
Sapienza – Università di Roma
Viale Regina Elena 324, 00161 Roma
email: francesco.romanelli@uniroma1.it

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