EndoGer - Endocrinologia Geriatrica


Coordinatori:
  • Maurizio Gasperi
  • Antonio Aversa
  • Fabio Monzani (segretario)

 PRESENTAZIONE

La “Endocrinologia dell’Anziano” rappresenta un tema di grande attualità per la sua dimensione epidemiologica e sociale. Il 2010 ha infatti sancito l’ingresso, nella popolazione degli anziani (età > ai 65 anni) dei “Baby Boomers” cioè dei nati subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’aumento della natalità post-bellica e della spettanza di vita hanno fatto sì che questo evento si stia trasformando in un vero e proprio boomerang per i vari sistemi sanitari dei paesi sviluppati.

Il club si propone pertanto di colmare una lacuna importante riguardante la Endocrinologia Clinica dell’anziano. Le peculiarità dei fenotipi clinici, la frequente comorbidità con relativa politerapia, la diversità delle attese e dei vissuti degli anziani possono creare infatti più di qualche problema allo specialista endocrinologo, che spesso fa formazione su modelli clinici standardizzati riferiti all’adulto. La vecchiaia infatti rappresenta, di per sé, un elemento confondente per il clinico.

L’iter diagnostico ed ancor più quello terapeutico delle patologie dell’anziano debbono essere ridiscussi soprattutto se si tiene conto che la fascia che sta aumentando di più è quella degli “Old-Old” cioè con età > 85 anni a tutti nota come fascia degli “Anziani Fragili”. Il tema del “Treat to Target” nell’anziano fragile è un tema delicato e tutto da rivalutare. La terapia farmacologica di una malattia ha lo scopo di ripristinare, dove sia possibile, l’equilibrio morfo-funzionale preesistente alla alterazione patologica. In Endocrinologia, i dosaggi ormonali e metabolici rappresentano dei possibili indicatori del ripristino della omeostasi funzionale. Come tali, essi molto spesso diventano “target” terapeutici da perseguire con la corretta titolazione farmacologica al fine di garantire al paziente una qualità e quantità di vita ottimale. Tale raccomandazione, tuttavia, non sempre viene rispettata, soprattutto nell’anziano. Diverse infatti sono le patologie, non solo endocrine, nelle quali un trattamento si cronicizza senza aver raggiunto i target giusti per l’età, pur in presenza di possibili cambiamenti terapeutici o nella posologia del farmaco già in uso o nella sostituzione dello stesso.

OBIETTIVI

Riteniamo pertanto importante sensibilizzare tutti gli specialisti i quali condividano la assoluta necessità di questo sforzo congiunto, al fine di standardizzare un approccio plurispecialistico. Si potrà così creare una rete collaborativa interdisciplinare, sia per quanto attiene alla diagnostica che per quanto riguarda la terapia avvalendosi della possibilità di varare ‘linee guida’ per le patologie endocrine più comuni: i distiroidismi, le patologie metaboliche (dislipidemie, diabete, sindrome metabolica, osteoporosi), le disfunzioni sessuali maschili (defici erettivo, disturbi del desiderio sessuale, ipogonadismo) e femminili (desiderio sessuale ipoattivo, disturbi della fase orgasmica, incontinenza vescicale), le patologie prostatiche (flogosi, ipertrofia prostatica benigna), le ipertensioni endocrine, le malattie neurodegenerative.

INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

ABSTRACT da l'Endocrinologo - Leggi articoli riservati per SOCI SIE
 
  1. Ormoni, fattori di crescita e funzione cardiovascolare nell’anziano
    Graziano Ceresini Davide Francomano Michela Marina Andrea Isidori - l'Endocrinologo 11 Aprile 2017

    L’invecchiamento si accompagna a modificazioni endocrine con possibili ripercussioni sul sistema cardiovascolare. Importanti sono gli effetti della disfunzione tiroidea, incluse le forme subcliniche, e quelli legati alle modificazioni età-correlate degli steroidi sessuali, degli ormoni surrenalici e della secrezione dell’ormone della crescita. In alcune di tali situazioni è già attuabile un programma terapeutico; per altre, invece, gli approcci terapeutici sono ancora oggetto di studio...
  2. Fisiopatologia dell’ipovitaminosi D nell’anziano
    Mara Boschetti, Valentina Camozzi, Carolina Di Somma, Massimo Procopio - l'Endocrinologo 23 Marzo 2017

    L’ipovitaminosi D è definita da livelli sierici di 25-OH vitamina D (25-OHVD) inferiori a 30 ng/ml ed è frequente nell’anziano, specialmente in presenza di fattori interferenti con l’assorbimento intestinale e/o il metabolismo della VD. Tale condizione determina un’alterazione dell’omeostasi calcio-fosforica con ripercussioni muscolo-scheletriche che conducono a osteoporosi, osteomalacia, ridotto trofismo e performance muscolare, aumentato rischio di caduta e di frattura. Ridotti livelli di 25-OHVD sono stati, inoltre, associati a numerose altre condizioni patologiche, fra cui neoplasie, malattie infettive e autoimmuni, patologie cardiovascolari e metaboliche, alterazioni della funzionalità gonadica, malattie neuropsichiatriche, dolore cronico e ad aumentata mortalità. Numerose evidenze scientifiche hanno documentato l’effetto favorevole della supplementazione di VD sulle manifestazioni muscolo-scheletriche e sulla mortalità, mentre non sono ad oggi conclusive riguardo agli altri benefici extrascheletrici. Lo screening dell’ipovitaminosi D nella popolazione anziana non è vantaggioso mentre il dosaggio della 25-OHVD può trovare indicazione in specifici contesti clinici. La supplementazione di VD è indicata nell’anziano soprattutto in presenza di comorbidità o fattori di rischio di ipovitaminosi D e si basa principalmente sull’impiego del colecalciferolo per via orale, con modulazione della posologia in funzione del grado di carenza...
  3. Endocrinologia delle fratture nell’anziano fragile
    Massimiliano Rocchietti March, Silvia Migliaccio, Emanuela A. Greco - l'Endocrinologo 24 Febbraio 2017

    Sarcopenia e osteoporosi, espressioni tipiche dell’invecchiamento, sono spesso associate tra loro e alla sindrome da fragilità, condizione caratterizzata da ridotta risposta agli stress, declino del funzionamento dei vari sistemi e apparati e riduzione della qualità della vita e della mobilità. Quest’ultima, a sua volta, è spesso causa dell’aumentato rischio di caduta, del conseguente aumento del rischio di frattura e dell’incremento del numero delle Sarcopenia e osteoporosi, espressioni tipiche dell’invecchiamento, sono spesso associate tra loro e alla sindrome da fragilità, condizione caratterizzata da ridotta risposta agli stress, declino del funzionamento dei vari sistemi e apparati e riduzione della qualità della vita e della mobilità. Quest’ultima, a sua volta, è spesso causa dell’aumentato rischio di caduta, del conseguente aumento del rischio di frattura e dell’incremento del numero delle istituzionalizzazioni.
  4. Oncologia endocrina dell’anziano, non solo prostata e mammella: i tumori neuroendocrini in età geriatrica
    Giovanni Vitale, Antongiulio Faggiano - l'Endocrinologo 5 Dicembre 2016

    L’incidenza dei tumori neuroendocrini (NET) è aumentata negli ultimi anni. In particolare i NET gastro-entero-pancreatici rappresentano il più frequente tumore dell’apparato digerente dopo l’adenocarcinoma del colon. Due sono gli aspetti che sottolineano il recente interesse geriatrico per questi tumori: (1) l’andamento clinico indolente, per cui molti pazienti sopravvivono oltre i 70 anni con malattia metastatica; e (2) l’affinità di alcuni tipi di NET per l’età anziana. La gestione clinica deve tener conto da un lato della peculiare biologia dei NET, dall’altro della qualità della vita, ancora più rilevante in questo ambito che nei pazienti giovani adulti......
  5. Iperfunzione tiroidea nell’anziano
    Giuseppe Pasqualetti, Alessandro Ilacqua, Filippo Niccolai, Antonino Belfiore, Fabio Monzani - l'Endocrinologo 08 November 2016
    L’ipertiroidismo è una sindrome caratterizzata da un eccesso di sintesi e secrezione di ormoni tiroidei (OT). La forma conclamata è caratterizzata da aumento degli OT liberi circolanti con TSH soppresso; l’ipertiroidismo subclinico è invece definito dalla presenza di livelli di TSH inferiori ai limiti della norma e OT liberi entro il “range” di riferimento. Le cause più frequenti di ipertiroidismo nell’anziano sono il gozzo multinodulare (60%), specialmente nelle aree a carenza iodica, e l’adenoma (30%), più raro l’ipertiroidismo autoimmune. Nel paziente anziano è molto importante eseguire una corretta anamnesi e un attento esame obiettivo, poiché i segni e i sintomi di ipertiroidismo possono essere sfumati (ipertiroidismo apatetico). La tireotossicosi iodio-indotta è più frequente nell’anziano rispetto al giovane, spesso determinata dall’utilizzo di farmaci (amiodarone) o dall’esecuzione di esami radiologici con mezzo di contrasto iodato. I soggetti anziani sono più vulnerabili agli effetti dell’ipertiroidismo (subclinico e conclamato), soprattutto per ciò che attiene l’apparato cardiovascolare, il metabolismo osseo, il metabolismo intermedio e il sistema nervoso centrale. È generalmente opportuno trattare anche l’ipertiroidismo subclinico al fine di prevenire le complicanze cardiovascolari e metaboliche, soprattutto nel “grande anziano” (>80 anni) e nei pazienti con preesistente patologia cardiovascolare e/o metabolica. La strategia terapeutica da intraprendere deve essere sempre modulata sul singolo paziente considerando i potenziali rischi del trattamento oltre allo stato generale in termini di prognosi globale, complessità clinica e fragilità.......
     
  6. Aspetti endocrini della neurodegenerazione senile
    Maurizio Gasperi, Umberto Sabatini, Roberto Lacava - l'Endocrinologo 31 August 2016
    L’argomento viene affrontato da tre diversi punti di vista (dell’endocrinologo, del neuroradiologo e del geriatra). Le malattie neurodegenerative (ND) sono un gruppo di patologie eterogenee, a insorgenza insidiosa ed eziologia ignota, caratterizzate da progressivo interessamento del sistema neuronale, che porta a degenerazione e progressiva perdita di funzione. È logico ipotizzare che le malattie neurodegenerative, coinvolgenti diverse popolazioni neuronali, possano provocare alterazioni neuroendocrine a loro volta in grado di interferire con la progressione del processo neurodegenerativo. Negli ultimi decenni lo sviluppo tecnologico ha indotto una significativa espansione delle metodiche di neuroimmagini che permettono, nella pratica clinica, la definizione semeiologica qualitativa delle patologie degenerative encefaliche e, nella ricerca, la misura di parametri quantitativi con RM in grado di misurare l’entità delle alterazioni patologiche macro e micro-strutturali encefaliche. Più complessa e filosofica la visione del geriatra che evidenzia come il cervello sia nello stesso tempo di natura ormonale e nervosa.......
     
  7. La sessualità nell’anziano
    Antonio Aversa, Mariano Galdiero, Laura Cucinella, Rossella E. Nappi - l'Endocrinologo 07 April 2016
    La senescenza rappresenta uno dei fattori più importanti per l’insorgenza delle disfunzioni sessuali sia nell’uomo sia nella donna. Con l’avanzare dell’età si assiste a una progressiva riduzione dei livelli circolanti di testosterone nell’uomo, mentre nella donna l’evento “menopausa” segna un rapido e irreversibile esaurimento della funzione ovarica con riduzione della produzione estrogenica, associata anche al calo di androgeni. Il desiderio sessuale ipoattivo in entrambi i sessi, la disfunzione erettile da un lato e l’atrofia vulvo-vaginale dall’altro sono le principali manifestazioni di tali processi.......
     
  8. Ipotiroidismo subclinico nel paziente anziano: sindrome clinica o condizione parafisiologica?
    Giuseppe Pasqualetti, Sara Tognini, Antonio Polini, Valeria Calsolaro, Fabio Monzani - l'Endocrinologo 26 January 2016
    Un lieve deficit della funzione tiroidea o ipotiroidismo subclinico (sHT), definito a livello biochimico come una concentrazione di ormone stimolante la tiroide (TSH) oltre il limite superiore del range di riferimento associato a valori normali di T4 (FT4) e T3 (FT3) liberi, è una condizione clinica frequente nella popolazione generale, specie nelle donne, la cui prevalenza aumenta con l’aumentare dell’età. Va comunque sottolineato come, con l’invecchiamento, si assista a un progressivo aumento dei valori medi di TSH che, secondo alcuni autori, renderebbe necessario definire range specifici di normalità. In generale, l’attività tiroidea potrebbe avere un legame con l’invecchiamento per l’intimo collegamento tra metabolismo basale e i processi catabolici (accelerati nell’invecchiamento). L’ipotiroidismo subclinico è stato associato a iperlipidemia, alterazioni del metabolismo glucidico, ipertensione arteriosa sistemica e malattia cardiovascolare, così come ad alcune condizioni neuro-psichiatriche, incluso il deterioramento cognitivo. La correlazione tra eventi e/o mortalità cardiovascolare e sHT non è ancora completamente chiarita e dati apparentemente conflittuali sono stati riportati in letteratura, soprattutto per quanto riguarda i grandi anziani (>80 anni). I pochi e contrastanti risultati della letteratura non consentono di delineare un chiaro ruolo dell’sHT nel processo di deterioramento delle funzioni cognitive. Di conseguenza, il quesito clinico fondamentale nei pazienti con sHT è quello di stabilire quando e se intraprendere la terapia ormonale sostitutiva, anche in relazione al rischio potenziale di effetti collaterali, particolarmente nei grandi anziani.......
     
 
 
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