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08-11-2025

Approccio al paziente intollerante alle statine

Autori

Livia Pisciotta1-2
1Dipartimento di Medicina Interna, Università di Genova, Genova, Italia
2Ospedale Policlinico San Martino, Genova, Italia
Corresponding Author:
Livia Pisciotta
Dipartimento di Medicina Interna, Università di Genova Viale Benedetto XV 6 16100 Genova
E-mail: livia.pisciotta@unige.it | Tel: +39 3471055508
Proposto da Mirko Parasiliti Caprino

Introduzione
L’ipercolesterolemia, in particolare l’aumento delle lipoproteine LDL, è un fattore di rischio maggiore
ed indipendente per le malattie cardiovascolari (infarto miocardico, ictus ischemico) per cui si rende
necessaria una gestione ottimale in base ai livelli di rischio [1]. Le linee guida internazionali [1-2]
raccomandano un approccio personalizzato, che preveda modifiche dello stile di vita e terapie
ipolipemizzanti di cui la prima scelta ricade sulle statine (inibitori dell’HMG-CoA reduttasi),
eventualmente associate ad ezetimibe (inibitore di NPC1L1), anticorpi monoclonali o si-RNA inibitori di
PCSK9 o acido bempedoico (inibitore di ATP-citrato liasi). L’intolleranza alle statine si manifesta con
effetti avversi che limitano l’uso ottimale del farmaco, tra cui i più frequenti sono sintomi muscolari ed
epatotossicità. La tabella 1 riassume i principali effetti collaterali delle statine e la loro prevalenza,
L’intolleranza può essere “parziale” quando riguarda le alte dosi o alcune statine e non altre, oppure
completa (impossibilità di assumere tutte le statine) e varia dal 5% al 30% a seconda dei criteri
diagnostici, con stime più affidabili attorno al 7-10%. Per definire un soggetto intollerante occorre
testare la tollerabilità ad almeno due statine [3-4]



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