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CLUB VITAMINA D

La vitamina D è un ormone con azioni pleiotropiche. La denominazione storica porta spesso a credere erroneamente che una dieta equilibrata possa garantirne un apporto sufficiente; in realtà, l’alimentazione fornisce solo il 20–30% del fabbisogno totale. La quota maggiore deriva dall’esposizione alla luce solare.

L’invecchiamento della popolazione – poiché la cute dell’anziano produce meno colecalciferolo – e la progressiva trasformazione “indoor” dello stile di vita hanno determinato un aumento marcato dell’ipovitaminosi D. Solo i Paesi che hanno avviato tempestivamente politiche di fortificazione alimentare con vitamina D sono riusciti a contrastare questa tendenza (il cosiddetto “paradosso scandinavo”).

In assenza di un programma istituzionale di fortificazione, la carenza di vitamina D è divenuta uno dei deficit ormonali più diffusi nel nostro Paese, interessando almeno metà della popolazione nei mesi invernali. Si tratta quindi di un vero problema di salute pubblica, analogo a quello della carenza iodica, già affrontato con successo dagli endocrinologi.

La carenza di vitamina D provoca conseguenze scheletriche importanti (osteomalacia e osteoporosi), ma anche effetti extra-scheletrici, in particolare sul sistema immunitario, come emerso durante la pandemia da COVID-19.

Tuttavia, i grandi trial clinici finora pubblicati hanno mostrato risultati poco convincenti sull’impatto clinico della supplementazione, anche perché molti partecipanti presentavano livelli normali di vitamina D.

Alla luce di queste considerazioni che mettono l’endocrinologo al centro di una tematica così importante, sia sul piano clinico che di ricerca, siamo lieti di comunicare che la SIE ha deciso di istituire un club dedicato alla vitamina D.