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06-09-2025

Gestione del paziente affetto da diabete insipido adipsico

Autori

Maria Bonsangue, Valentina Guarnotta, Giorgio Arnaldi
UOC di Malattie Endocrine, del Ricambio e della Nutrizione.
Dipartimento di Promozione della Salute, Materno-Infantile, Medicina Interna e Specialistica
d’Eccellenza “G. D’Alessandro”, PROMISE, Università degli Studi di Palermo, Palermo
Corrispondenza: Prof Giorgio Arnaldi – giorgio.arnaldi@unipa.it

Introduzione
Il diabete insipido adipsico o, se vogliamo utilizzare la nuova terminologia proposta nel 2022 deficit
adipsico di AVP, è caratterizzato dall’emissione di elevate quantità di urine poco concentrate a causa
della ridotta produzione di AVP, a cui si associa l’assenza della risposta di sete normalmente indotta
dall’ipernatriemia e dall’aumento dell’osmolarità plasmatica [1,2]. Tale patologia si verifica quando si
determina un danno significativo sia nelle aree dell’ipotalamo in cui viene prodotta AVP, sia nei centri
della sete ipotalamici [3]. La perdita della sensazione di sete può essere totale o parziale e può essere
valutata utilizzando una scala visivo-analogica della sete (Figura 1).
Le cause più frequenti di diabete insipido adipsico sono la rottura di un aneurisma dell’arteria
comunicante anteriore e/o la sua correzione chirurgica (14-30%), il craniofaringioma (13-30%) e le
forme congenite o dello sviluppo (5-20%) [4].
I pazienti con diabete insipido centrale sono a rischio di numerose comorbidità quali ipernatriemia
severa, tromboembolismo venoso, crisi epilettiche, insufficienza renale acuta, rabdomiolisi, obesità,
disturbi respiratori del sonno, infezioni e un aumento del rischio di mortalità. Sebbene siano molto rari,
sono stati descritti casi di recupero spontaneo, parziale o totale, del senso della sete dopo mesi o anni
dall’insulto iniziale [3,4].



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