La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) cambia ufficialmente denominazione e sarà d’ora in avanti definita PMOS – Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome. Si tratta di un cambiamento atteso da tempo dalla comunità scientifica internazionale e dalle donne che convivono con questa condizione. Negli ultimi 15 anni, numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato come il termine “polycystic ovary syndrome” fosse impreciso, fuorviante e, in molti casi, persino dannoso. Le donne affette dalla sindrome sono state tra le principali promotrici della richiesta di revisione del nome: le loro esperienze, attività di advocacy e perseveranza hanno contribuito in modo determinante a questo cambiamento. Parallelamente, professionisti sanitari di tutto il mondo hanno concordato sul fatto che un aggiornamento della nomenclatura avrebbe apportato benefici nettamente superiori ai potenziali rischi.
Perché cambiare nome?
La precedente definizione non rifletteva accuratamente la natura della patologia. Nella PCOS, infatti, non si osserva un aumento di vere cisti ovariche patologiche: le strutture frequentemente identificate all’ecografia sono in realtà follicoli parzialmente sviluppati, che possono apparire simili a cisti ma non lo sono. Inoltre, la sindrome coinvolge ben più del solo ovaio. La condizione interessa numerosi sistemi endocrini e metabolici, influenzando assetto ormonale, metabolismo, salute mentale, cute e funzione riproduttiva. Il vecchio nome, focalizzandosi esclusivamente sull’ovaio, non rappresentava adeguatamente la complessità clinica della sindrome né l’ampio spettro sintomatologico affrontato quotidianamente dalle pazienti. Questa limitata definizione ha contribuito nel tempo a ritardi diagnostici, sottodiagnosi e difficoltà di accesso a percorsi assistenziali appropriati.
Un processo globale e condiviso
La scelta del nuovo nome PMOS deriva dal più ampio processo internazionale mai realizzato per una revisione terminologica in ambito medico. Oltre 22.000 persone hanno partecipato a sondaggi e workshop, tra cui donne con esperienza diretta della patologia e professionisti sanitari. La nuova denominazione è stata inoltre valutata attentamente anche dal punto di vista culturale e sociale. In alcune comunità, infatti, un’eccessiva enfasi sugli aspetti riproduttivi può generare stigma o sentimenti di vergogna, soprattutto nei contesti in cui la fertilità è strettamente associata al valore sociale della donna. Per questo motivo, il nuovo termine evita riferimenti esclusivamente riproduttivi.
Implicazioni cliniche e prospettive future
L’introduzione della PMOS, accompagnata da un programma globale di awareness ed educazione sanitaria, mira a favorire una migliore comprensione della natura sistemica della condizione, promuovere diagnosi più precoci, migliorare la presa in carico multidisciplinare e ottimizzare gli outcome di salute per milioni di donne nel mondo. Una vasta campagna internazionale di informazione ed educazione accompagnerà la transizione, coinvolgendo sia la popolazione generale sia gli operatori sanitari. È previsto un periodo di transizione di tre anni per il passaggio graduale da PCOS a PMOS; la minima modifica dell’acronimo è stata volutamente mantenuta per sottolineare la continuità con la precedente terminologia. La nuova denominazione sarà inoltre integrata nell’aggiornamento delle linee guida internazionali previsto per il 2028. Il processo globale che ha portato a questa revisione è stato coordinato da importanti network scientifici internazionali, con il coinvolgimento di associazioni di pazienti e società scientifiche, tra cui il gruppo britannico Verity e la International Androgen Excess and Polycystic Ovary Syndrome Society. L’introduzione del termine PMOS segna dunque l’inizio di una nuova fase: una definizione più coerente con le conoscenze scientifiche attuali, più rispettosa dell’esperienza delle pazienti e orientata a migliorare la qualità della cura nel prossimo futuro.
L’annuncio ufficiale del cambio di nomenclatura da PCOS a PMOS è stato presentato durante il recente Congresso Europeo di Endocrinologia (ECE), svoltosi a Praga, ed è stato seguito dalla pubblicazione su The Lancet (DOI: 10.1016/S0140-6736(26)00717-8).