Autore: Federica Barbagallo1, Rossella Cannarella1, Rossella E. Nappi2,3, Aldo E. Calogero1
1 Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Catania, Catania, Italia
2 Dipartimento di Scienze Cliniche, Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche, Università di Pavia, Pavia, Italia
3 Centro di Ricerca per la Procreazione Medicalmente Assistita, Endocrinologia Ginecologica e Menopausa,
IRCCS Fondazione San Matteo, Pavia, Italia
Autore Corrispondente: Federica Barbagallo; federica.barbagallo11@gmail.com;
Proposto da: Rossella Cannarella
Introduzione
La corretta identificazione delle donne affette dalla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) riveste un aspetto centrale nella pratica clinica dell’endocrinologo e del ginecologo, non soltanto per l’elevata prevalenza della patologia, ma anche per le rilevanti ripercussioni sulla qualità della vita e per il rischio di complicanze a lungo termine. Sebbene il nome faccia pensare a una patologia esclusivamente ovarica, la PCOS è ormai riconosciuta come una sindrome sistemica che coinvolge diversi aspetti della salute [1].
A più di novant’anni dalla sua prima descrizione, la diagnosi di PCOS rimane oggetto di dibattito. Le più recenti linee guida internazionali basate sull’evidenza del 2023 raccomandano l’uso di un algoritmo diagnostico standardizzato [1] (Figura 1), secondo cui la diagnosi richiede la presenza di almeno due dei seguenti criteri: 1) disfunzione ovulatoria; 2) iperandrogenismo clinico e/o biochimico; 3) morfologia ovarica policistica (PCOM) documentata mediante ecografia o, in alternativa, livelli sierici elevati di ormone anti-Mülleriano (AMH).
Nella pratica clinica, la valutazione ecografica della PCOM presenta ancora diverse criticità, dovute alla variabilità dei protocolli, all’esperienza dell’operatore, alle caratteristiche tecniche dello strumento, e alla limitata accuratezza dell’ecografia transaddominale quando non è possibile eseguire l’approccio transvaginale (Tabella 1). In questo contesto, le linee guida del 2023 introducono per la prima volta il dosaggio dell’AMH come possibile alternativa all’ecografia nella definizione della PCOM [1].