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05-07-2025

Uso del CGM in pazienti con anomalie genetiche del metabolismo causa di ipoglicemia

Autori

Carmine Piccolo1, Sergio Di Molfetta2, Gian Pio Sorice2, Luigi Laviola1, Francesco Giorgino1
1Sezione di Medicina Interna, Endocrinologia, Andrologia e Malattie Metaboliche, Dipartimento di Medicina di Precisione e Rigenerativa e Area Jonica, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Bari, Italia2Unità Operativa Complessa di Endocrinologia, Azienda Ospedaliero Universitaria “Consorziale Policlinico”, Bari, Italia

Introduzione
L’ipoglicemia è una manifestazione clinica comune delle malattie metaboliche ereditarie (Inherited Metabolic Diseases, IMD) causate da anomalie genetiche rare che alterano il metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine o la sua regolazione endocrina (Fig.1). Questi disordini, con esordio in età neonatale, infantile o adulta, compromettono la normale omeostasi glicemica causando ipoglicemie ricorrenti e/o persistenti, chetotiche o non chetotiche, a digiuno e/o postprandiali, spesso asintomatiche e/o severe, associate a perdita di coscienza, convulsioni, aritmie cardiache e coma [1]. Negli ultimi anni, l’interesse per l’uso del monitoraggio in continuo del glucosio (Continuous Glucose Monitoring, CGM) nelle IMD è cresciuto esponenzialmente, alimentato dalla necessità di individuare ipoglicemie inavvertite, migliorare l’aderenza terapeutica e ridurre il burden assistenziale delle famiglie. Sebbene manchino linee guida specifiche, evidenze di letteratura consentono di delineare benefici e limiti dell’uso del CGM in queste condizioni [2, 3].



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