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Un profilo tiroideo…altalenante!

P. è un Paziente di 48 anni affetto da sclerosi multipla (diagnosi nel 2007) per cui è stato trattato
inizialmente con Copaxone (glatiramer acetato). A causa dell’andamento recidivante-remittente della
malattia viene successivamente trattato con Alemtuzumab (Lemtrada) in Ottobre 2020 (1 infusione,
12 mg/die x5 gg) ed in Ottobre 2021 (2 infusioni, 12 mg/die x 3 gg).
Nel dicembre 2023, P. presenta calo ponderale (> 5 kg), intolleranza al caldo, agitazione. Poco prima
di Natale compare febbre. P. è spaventato e si reca in PS.
Dagli esami ematochimici emerge: PCR 7.9 mg/dL, VES 97 mm/h, TRAb negativi, Ab anti-tireoglobulina
1345 U/mL (<116), Ab anti-TPO 57.4 U/mL (<16), TSH <0.001 mcU/ml, FT4 16.8 pg/ml (9.2-17), FT3
8.42 pg/mL (2-4.4).
Ecograficamente la tiroide è in sede, di dimensioni lievemente aumentate (volume stimato 20 mL),
marcatamente disomogenea ed ipoecogena (+++), pseudonodulare. Non noduli distinti.
Vascolarizzazione ghiandolare modestamente aumentata, non adenopatie laterocervicali di rilievo.
P. viene dimesso con una diagnosi di tiroidite subacuta nel contesto di tiroidite cronica autoimmune
con indicazione alla terapia con prednisone 25 mg a scalare, sospesa in Febbraio 2024.
Nel Febbraio 2024, P. ripete gli esami con il Medico Curante: il profilo tiroideo è indicativo di
ipotiroidismo: TSH 12.3 mcU/ml, FT4 6.92 pmol/L (12-22), FT3 2.42 pmol/L (3.1-6.8), indici di flogosi
negativi, per cui viene avviata terapia con levotiroxina (LT4) 25 mcg/die e prescritta una visita
specialistica endocrinologica.
Nel Marzo 2024, P. arriva nel nostro Ambulatorio di Endocrinologia. Ha ripetuto gli esami ematici che
documentano un profilo tiroideo di ipotiroidismo conclamato: TSH 33 mcU/mL, FT4 9.8 pmol/L (12-
22), per cui viene aumentata la terapia con LT4 portandola a 75 mcg/die. Il dato anamnestico di
precedente trattamento con Alemtuzumab non passa inosservato, nel prossimo controllo viene
prescritto anche un dosaggio ematico degli anticorpi anti-recettore del TSH (TRAb).
Settembre 2024, P. ritorna a visita, sta bene, dagli esami ematici emerge un primo riscontro di
positività ad alto titolo degli anticorpi anti-recettore del TSH (TRAb 23 UI/L limite:< 1.8) con un profilo
tiroideo indicativo di eutiroidismo (TSH-r 2.2 mcU/ml) con la terapia in atto (LT4 75 mcg/die).
Viene posta diagnosi di Malattia di Graves indotta da Alemtuzumab con indicazione a proseguire con
la posologia di LT4 in atto.
Nel Dicembre 2024, P. ripete gli esami ematici con riscontro di ipertiroidismo subclinico: TSH 0.17
mcU/ml, FT4 16.7 pmol/l (9-19), TRAb 46.4 U/L (<1.8). Viene sospesa la terapia con LT4.
Nel Marzo 2025, P. ritorna a controllo, riferisce agitazione. Presenta tremori distali, parametri vitali
stabili, non segni di oftalmopatia attiva. Gli esami ematici mostrano un franco ipertiroidismo: TSH
<0.01 mcU/mL, FT3 6.19 pg/mL (1.71 – 3.71), FT4 25.14 pmol/L (9-19), TRAb 12.5 UI/L (<1.8).

Alla luce della storia clinica e degli ultimi parametri di funzione tiroidea, quale strategia terapeutica, al momento sembra più appropriata?

Risposte

  • Alla luce dell’andamento fluttuante della funzione tiroidea, e degli almeno 12 mesi trascorsi dalla prima disfunzione tiroidea documentata, bisognerebbe già proporre in prima istanza al Paziente trattamento definitivocon Tiroidectomia
  • Block and replace
  • Terapia radiometabolica (RAI)
  • Iniziare trattamento con farmaco tireostatico da proseguire per almeno 12-18 mesi
La risposta corretta è la Nr. 4

Iniziare trattamento con farmaco tireostatico da proseguire per almeno 12-18 mesi

Perchè:

Alemtuzumab (ALZ) è un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro la proteina CD52, che si trova sulla superficie della maggior parte dei linfociti T e B, dei monociti e di alcune cellule dendritiche.
È approvato per il trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente (SM-RR), grazie alla sua capacità di indurre una lisi cellulare che porta a una deplezione rapida e prolungata dei linfociti. I linfociti circolanti scompaiono entro pochi minuti dopo la somministrazione di ALZ. Le cellule B si ripristinano entro 3 mesi e si osserva una predominanza di cellule naive mature (CD19+ CD23+ CD27−) rispetto alle cellule B della memoria. I livelli di cellule T CD4+ si ristabiliscono dopo 35 mesi, mentre quelli delle cellule T CD8+ si normalizzano dopo 20 mesi. Questo meccanismo d’azione è alla base della sua efficacia nel ridurre la frequenza delle ricadute e nel rallentare la progressione della malattia.
Tuttavia, questi eventi producono un profondo riequilibrio del sistema immunitario. Nonostante ibenefici clinici dimostrati, nel 2018 la FDA, l’agenzia regolatoria statunitense, ha emesso un’importante segnalazione di sicurezza. Sono stati infatti riportati alcuni casi rari ma gravi di ictus verificatisi poco dopo la somministrazione del farmaco. Questo ha portato, a partire dal 2020, a una limitazione nell’uso clinico di ALZ, soprattutto negli Stati Uniti.
Inoltre, tra gli effetti avversi dell’impiego di tale farmaco vi sono quelli immuno-mediati, tra cui le disfunzioni tiroidee autoimmuni, che si verificano in circa il 40 % dei pazienti trattati. La Malattia di Graves (GD) è la manifestazione più comune. L’incidenza raggiunge il picco tra i 2 e i 3 anni dopo la somministrazione della prima dose di ALZ. La forma di GD indotta da ALZ si presenta in modo atipico rispetto alla forma classica. È spesso caratterizzata da alti livelli di autoanticorpi contro il recettore del TSH (TRAb) e da un decorso clinico che può essere instabile e imprevedibile, con rapide oscillazioni tra ipertiroidismo e ipotiroidismo per shift da TRAb attivanti a bloccanti.
Tuttavia, vi è un certo grado di evidenza scientifica che il tasso di remissione dell’ipertiroidismo da GD indotta da ALZ, sia spontaneo che dopo trattamento con farmaci antitiroidei, risulta elevato.
Queste osservazioni indicano che i farmaci antitiroidei dovrebbero rappresentare il trattamento di prima linea nei pazienti con ipertiroidismo da GD indotta da ALZ, come per altro raccomandato anche dalle Linee Guida dell’Associazione Europea della Tiroide sulla gestione delle disfunzioni tiroidee dopo la terapia di ricostituzione immunitaria (Risposta 4 corretta).
Un trattamento definitivo andrebbe considerato solo dopo almeno 18 mesi di terapia medica tireostatica, o se la terapia medica non dovesse essere tollerata, o in caso di volontà esplicita del Paziente (Risposte 1 e 3 non Corrette).
L’uso del trattamento block and replace è liberale ed andrebbe considerato con cautela e raziocinio solo dopo l’osservazione di uno scarso controllo del profilo tiroideo in corso di terapia (Risposta 2 non corretta).

BIB LIOGRAFIA

  1. Rotondi, M., Molteni, M., Leporati, P., Capelli, V., Marinò, M., & Chiovato, L. (2017). Autoimmune Thyroid Diseases in Patients Treated with Alemtuzumab for Multiple Sclerosis: An Example of Selective Anti-SH- Receptor Immune Response. Frontiers in endocrinology, 8, 254. https://doi.org/10.3389/fendo.2017.00254
  2. Weetman A. (2009). Immune reconstitution syndrome and the thyroid. Best practice & research. Clinical endocrinology & metabolism, 23(6), 693–702. https://doi.org/10.1016/j.beem.2009.07.003
  3. Baker, D., Herrod, S. S., Alvarez-Gonzalez, C., Giovannoni, G., & Schmierer, K. (2017). Interpreting Lymphocyte Reconstitution Data From the Pivotal Phase 3 Trials of Alemtuzumab. JAMA neurology, 74(8), 961–669. https://doi.org/10.1001/jamaneurol.2017.0676
  4. Ueland, G. Å., Ueland, H. O., Stokland, A. M., Bhan, A., Schønberg, A., Sollid, S. T., Morgas, D. E., Holmøy, T., Lima, K., Methlie, P., Løvås, K., Torkildsen, Ø., & Husebye, E. S. (2024). Prevalence, Risk Factors, and Clinical and Biochemical Characteristics of Alemtuzumab-Induced Graves Disease. The Journal of clinical endocrinology and metabolism, 109(2), 344–350. https://doi.org/10.1210/clinem/dgad540
  5. Daniels, G. H., Vladic, A., Brinar, V., Zavalishin, I., Valente, W., Oyuela, P., Palmer, J., Margolin, D. H., & Hollenstein, J. (2014). Alemtuzumab-related thyroid dysfunction in a phase 2 trial of patients with relapsing-remitting multiple sclerosis. The Journal of clinical endocrinology and metabolism, 99(1), 80–89. https://doi.org/10.1210/jc.2013-2201
  6. Pariani, N., Willis, M., Muller, I., Healy, S., Nasser, T., McGowan, A., Lyons, G., Jones, J., Chatterjee, K., Dayan, C., Robertson, N., Coles, A., & Moran, C. (2018). Alemtuzumab-Induced Thyroid Dysfunction Exhibits Distinctive Clinical and Immunological Features. The Journal of clinical endocrinology and metabolism, 103(8), 3010–3018. https://doi.org/10.1210/jc.2018-00359
  7. Muller, I., Moran, C., Lecumberri, B., Decallonne, B., Robertson, N., Jones, J., & Dayan, C. M. (2019). 2019 European Thyroid Association Guidelines on the Management of Thyroid Dysfunction following Immune Reconstitution Therapy. European thyroid journal, 8(4), 173–185. https://doi.org/10.1159/000500881

AUTORI

Dott. Pietro Costa
pietro.costa01@universitadipavia.it
UO Endocrinologia e Malattie del Metabolismo
PROPONENTE
Flavia Magri, UO Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, Pavia_______________________________________________________________________
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