per una Endocrinologia 2.0
 


Testosterone therapy and risk of acute myocardial infarction in hypogonadal men: an administrative health care claims study

Hu Li, Lucy Mitchell, Xiang Zhang, Darell Heiselman, and Stephen Motsko
J Sex Med 2017;14:1307-1317



RIASSUNTO 
 
Background: There are some ongoing debates on the potential link between testosterone therapy (TT) and risk of acute myocardial infarction (MI).
Aim: To investigate the association between acute MI and TT use compared with non-use in men having documented hypogonadism (diagnostic International Classification of Diseases, Ninth Revision codes 257.2, 257.8, 257.9, 758.7) in patient claims records.
Methods: This retrospective cohort study used a real-world US-based administrative health care claims database (MarketScan 2004e2013; Truven Health Analytics, Ann Arbor, MI, USA) to compare MI rates between TT-treated men and a cohort of untreated hypogonadal men matched by a calendar time-specific propensity score. Subgroup analyses were performed by route of administration, age, and prior cardiovascular disease (CVD).
Outcomes: Incidence rates of MI (per 1,000 person-years) and hazard ratio.
Results: After 1:1 calendar time-specific propensity score matching, 207,176 TT-treated men and 207,176 untreated hypogonadal men were included in the analysis (mean age ¼ 51.8 years). Incidence rates of MI were 4.20 (95% CI ¼ 3.87e4.52) in the TT-treated cohort and 4.67 (95% CI ¼ 4.43e4.90) in the untreated hypogonadal cohort. Cox regression model showed no significant association between TT use and MI when comparing TT-treated with untreated hypogonadal men overall (hazard ratio ¼ 0.99, 95% CI ¼ 0.89e1.09), by age, or by prior CVD. A significant association was observed when comparing a subgroup of injectable (short- and long-acting combined) TT users with untreated hypogonadal men (hazard ratio ¼ 1.55, 95% CI ¼ 1.24e1.93).
Clinical Implication: In this study, there was no association between TT (overall) and risk of acute MI. Strengths and Limitations: Strengths included the use of a comprehensive real-world database, sophisticated matching based on calendar blocks of 6 months to decrease potential bias in this observational study, carefully chosen index dates for the untreated cohort to avoid immortal time bias, and implemented sensitivity analysis to further investigate the findings (stratification by administration route, age, and prior CVD). Key limitations included no information about adherence, hypogonadism condition based solely on diagnosis (no information on clinical symptoms or testosterone levels), lack of information on disease severity, inability to capture diagnoses, medical procedures, and medicine dispensing if corresponding billing codes were not generated and findings could contain biases or fail to generalize well to other populations.
Conclusion: This large, retrospective, real-world observational study showed no significant association between TT use and acute MI when comparing TT-treated with untreated hypogonadal men overall, by age, or by prior CVD; the suggested association between injectable TT and acute MI deserves further investigation.

 

COMMENTO

Gli Autori hanno valutato, mediante uno studio retrospettivo osservazionale ricavato da un database decennale (2004-2013), la prevalenza di episodi di infarto miocardico acuto in una vasta casistica di ipogonadici (età media 51.8 anni) divisi in due gruppi numericamente equivalenti con caratteristiche cliniche sovrapponibili, formati rispettivamente da pazienti trattati con testosterone e da pazienti non trattati. Ciò al fine di chiarire se la terapia sostitutiva con testosterone aumentasse il rischio di eventi acuti cardiaci negli ipogonadici trattati. Nessuna significativa associazione è stata trovata tra terapia testosteronica e rischio di infarto miocardico acuto, anche se un certo incremento
di eventi cardiovascolari, particolarmente ictus, è stato riscontrato nei pazienti trattati con formulazioni iniettabili di testosterone.
Gli studi sugli effetti indesiderati della terapia sostitutiva androgenica nei maschi ipogonadici sono numerosi e con risultati non sempre concordanti. In particolare, l’apparato cardiovascolare e la prostata sono stati considerati possibili bersagli di effetti negativi della terapia testosteronica, tenendo conto da un lato l’incremento dell’ematocrito nei soggetti trattati e dall’altro il fatto che il cancro prostatico sia un tumore androgeno-dipendente. Per quanto riguarda l’apparato cardiovascolare, limitandosi ai lavori degli ultimi anni con casistiche più numerose, alcuni depongono per un certo incremento del rischio cardiovascolare (1-3), mentre altri, recentissimi, sottolineano l’effetto positivo non solo sull’osso, sulla forza muscolare e sull’anemia (4,5), ma anche sull’apparato cardiovascolare (6).
I risultati del presente studio rafforzano ulteriormente le posizioni a favore della terapia testosteronica nei soggetti ipogonadici, dal momento che non mostra differenze significative tra eventi cardiaci negli ipogonadici trattati rispetto ai non trattati. Tuttavia alcune limitazioni del protocollo rendono difficile da spiegare l’aumentata prevalenza di ictus nei soggetti trattati con testosterone iniettabile, che pertanto richiederà ulteriori approfondimenti. Considerando la numerosità della casistica studiata, possiamo comunque considerare i risultati del presente lavoro come un’ulteriore tessera che si aggiunge al mosaico della “safety” della terapia testosteronica.


Giuseppe Bellastella
Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche,
Neurologiche, Metaboliche e dell’Invecchiamento
U.O.C. di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo
Seconda Università di Napoli
Piazza L. Miraglia 2
80138, Napoli
giuseppe.bellastella@unina2.it

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